Discussioni sui film usciti al cinema che concorrono agli IOMA 2015 (1 Aprile 2014 - 31 Marzo 2015)
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Di cirokisskiss
#301598 Immagine

One On One
Titolo originale: Il-dae-il

Nazione: Corea del sud
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 122'

Regia: Kim Ki-Duk

Cast: Dong-seok Ma, Young-min Kim, Yi-Kyeong Lee, Dong-in Jo, Teo Yoo.

Produzione:
Distribuzione: Fil Rouge Media

Data di uscita: 28 Agosto 2014

Trama:
Una liceale viene brutalmente assassinata. Uno dei sette uomini dietro all'omicidio viene rapito sulla strada di casa da alcuni soldati altamente addestrati. Torturato, è costretto a scrivere una confessione per il delitto prima di venire rilasciato. Smettendo di credere di essere l'uomo invincibile di un tempo, comincia a soffrire di terrori che lo dominano. Tuttavia, apprende più tardi che anche la maggior parte dei coinvolti nell'assassinio è stata rapita, torturata e in qualche caso spinta al suicidio. Insospettendosi su coloro che lo hanno sequestrato, decide allora di seguire la successiva vittima e di scoprire il loro nascondiglio.
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Di cirokisskiss
#301599 Kim ki duk realizza, forse più per summa contestuale dei suoi precedenti lavori che per una vera e propria esigenza artistica, un film che utilizza una semi coralità per dare atto e visione spietata alla difficile e sofferta contemporaneità della Corea del sud, per poi ripiegarla immancabilmente ad uno status tendente all'universale. Su tali presupposti il lavoro svolto da Kim è caratterizzato da una semplicità descrittiva, sia filmica che narrativa, che pone a livelli quasi elementari gli avvenimenti che dovrebbero servire da lente di complessità politica e sociale mirata ad una umiliazione e degradazione forse più sottile dell'immancabile violenza fisica, probabilmente nemmeno più così spiazzante o lontanamente disturbante. Se non c'è violenza subentra al suo posto la banalità dello scenario lavorativo, affettivo ed economico con un insufficiente densità di argomentazione sul ruolo della donna abbandonata alla sua imprescindibile violenza domestica o soggetto di abuso sessuale, con un fondo poco necessario di purezza intrinseca. Sommato ad una messa in scena scarna e fastidiosamente minimalista, l'intera operazione rimanda più ad un contenuto saggistico di richiamo scolastico che ad un lavoro cinematografico minimamente intimo di uno dei più significativi registi sudcoreani dell'ultimo decennio, che non tradisce però l'incrollabile tradizione patriottica della vendetta.
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Di Cloak 77
#301796 Stavolta la riflessione di Kim Ki-Duk mi sembra un po' banale e poco originale, anche se il finale, come al solito, è affascinante e l'ultima scena di tortura, trattata come un palcoscenico sul quale far entrare ed uscire gli attori, definisce tutto il senso del film.